Cartorilievi

Siamo pienamente coscienti che il 2020 è stato un anno controverso. Ho fatto mia una frase di Reinar Marie Rilke, che recita: “lascia che tutto accada, bellezza e terrore“. Questa accettazione mi ha aperto nuovi modi di pensare, ho avuto tempo per riprendere a giocare con i plastici, con la carta, cose molto lontane dai ritmi frenetici lavorativi. I cartorilievi nascono da questa possibilità di gestire il tempo per noi, per le nostre attitudini. Cosa sono I cartorielvi?  …scopriamoli insieme!


Presentazione

Un paradosso del nostro tempo

di Giuseppe Ruiz

Non è facile, e forse nemmeno necessario, segnare i confini entro cui si definisce un oggetto artistico, come fosse una mappa a cui aggiungere coordinate e latitudini, nel tentativo di ottenere una più chiara definizione di un paesaggio o di un manufatto. 

Più facile, in apparenza, riconoscere nei “cartorilievi” di Carlo Gilè ascendenze nobili, dallo Stomachion di Archimede all’arte del Bahuaus: una mappatura degli oggetti d’arte di Gilè rivela però altre relazioni e altri intrecci con avanguardie musicali, filosofiche, matematiche che, nel rigore concettuale di queste costruzioni, si dispiegano come gioco, e come paradosso. La felicità del paradosso è che i significati possano contraddirsi nel momento stesso in cui rivelano gli opposti. Nel paradosso artistico di Gilè il gioco è insieme immobile stasi e inesauribile dinamismo che trascende i confini del manufatto.

In questa prospettiva i cartorilievi risultano non solo ampiamente moderni, ma superano, nel gioco appunto, la narrazione artistica del Novecento. Esprimono certi meccanismi eccentrici che si sono visti in Banksy o in Christo, per fare solo alcuni nomi, mentre la loro fissità cromatica è superamento di regole, come si addice a ogni autore di avanguardia del XXI secolo.

Il fascino però di queste opere (il loro paradosso) è quello di rimandare a un passato di rigore (Mondrian, per tutti) e insieme di ipotizzare una nuova, davvero eccentrica, messa in scena di una geometria delle emozioni: raccogliendo l’esperienza decennale di Gilè dentro il Teatro Greco di Siracusa, questi cartorilievi aprono a una rilettura del mondo antico con strumenti che i nostri anni stanno affinando. Essere moderni, oggi, è probabilmente rileggere passato e presente mettendoli in scena in uno spazio concettualmente avanzato.

Foreword

A Paradox of Our Time

by Giuseppe Ruiz

It isn’t easy and perhaps not even necessary to mark the confines within which an artistic object is defined, as if it were a map onto which coordinates and latitudes are added, in the attempt of obtaining a clearer definition of a landscape or of an artefact.

In Carlo Gile’s cartorilievo art (paper relief art) it is seemingly easier to recognise noble ancestry, from Archimedes’ Stomachion to the Bauhaus Movement but an attentive mapping of Gile’s art objects reveals other relations and other interlacements with musical, philosophical and mathematical vanguards which, in the conceptual rigor of these constructions, unfold like an artifice and paradox. The pleasure in the paradox is that the meanings can contradict in the same instant in which the opposites are revealed. In Gile’s artistic paradox the artifice is both an immobile lull and an inexhaustible dynamism that transcends the confines of the artefact. 

In this perspective, the paper relief sculptures result not only amply modern but surpass, in this artifice, the artistic narrative of the 20th century. They express certain eccentric mechanisms present in Bansky or in Christo, to name just a few, while their fixed chromatics is an overcoming of rules, as suits every innovative artist of the 21st century. The charm of these works is a lure to a rigorous past, Mondrian for example, but also a hypothesis of a new, indeed eccentric staging of a geometry of emotions. Reaping Gile’s decennial experience with the Greek Theatre of Syracuse, these cartorilievos open to a re-visitation of the ancient world with modern-day instruments steadily refined. 

To be modern today is probably reinterpreting past and present by putting both on stage in a conceptually advanced expanse.