
La grafica e la comunicazione, rappresentano l’altro grande interesse di Carlo Gilè, vive la ricerca della bellezza e dell’equilibrio come una lotta, una lotta contro il brutto, proprio come un medico combatte contro le malattie, la malattia visiva è un aspetto che ci circonda e ciò che è chiamato a fare è curare questa malattia, in qualche modo …con il buon gusto.
Nel settore grafico ha collaborato con Impronta Team di Siracusa, dove ha mosso i suoi primi mouse, ottenendo una buonissima formazione, successivamente trasferitosi a Roma, collabora con la OverLookItalia, casa di produzione discografica, dove realizza cover per gli artisti.
Con alcuni allievi dell’ISFCI, Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma instaura un rapporto confidenziale di frequentazione che ha portato a svariate collaborazioni. Dal 2007 al 2014 è stato grafico presso ErmesComunicazione di Siracusa. Oggi è un grafico freelance.
Presentazione del Prof.re Pippo Ruiz:
Essere un grafico free-lance significa approfittare di un approccio fantasioso e senza vincoli al mondo del design, che non è così libero da stereotipi o convenzioni come spesso ci si immagina.
Carlo Gilè è un artista libero, e basta dare un’occhiata, anche superficiale, alla sua produzione grafica, per apprezzarne la geografia fantastica che le sue intuizioni grafiche modellano in ogni occasione: un territorio di rimandi, evocazioni, invenzioni, re-invenzioni che ti permettono di passeggiare su di un territorio colorato e mai accidentato che ti stupisce per la genialità dell’invenzione o l’audace accostamento al vintage che diventa nostalgia del passato ma anche memoria del futuro.
Questo è Carlo Gilè, questo è l’artista che è capace di arricchire dei suoi giochi e delle sue bizzarrie anche le collaborazioni con le istituzioni “seriose” come l’INDA di Siracusa, collaborazioni in cui le sue abilità, lasciate in libertà, si scatenano in ricostruzioni del nostro immaginario che diventano una gioia per gli occhi. Una collaborazione che risale ormai al 2000 e che ha permesso a Gilè di immaginare, nel corso del tempo, macchine capaci di reinventare l’allestimento scenico come un labirinto, costringendo in un uno spazio limitato infinite possibilità di percorso mentale. Le sue macchine ci hanno condotto dentro percorsi creativi, dove i camminamenti portano sempre alle pieghe della nostra interiorità. Basta guardarlo al lavoro: le sue macchine, come le mirabili apparizioni del melodramma secentesco, sono concepite come arche in cui, anziché salvarsi, il pubblico si perde nell’immaginario che è dentro di lui. E lui insiste, scava, riesce a scendere fino al fondo di noi.